Che cos’è la letteratura 1.

Emporio Porpora, Nuvole 1, 2012

di Leonardo Terzo

Con un’espressione tautologica si deve dire che la letteratura è tutto ciò che viene usato come tale. Questa tautologia illustra immediatamente la relatività storica della nozione di letteratura, e il fatto che la nozione di letteratura che cercheremo di delineare è quella possibile qui ed ora, nella cultura occidentale all’inizio del ventunesimo secolo. Comunque usare qualcosa come testo letterario implica in primo luogo che sia fatto di lettere, cioè sia scritto in caratteri alfabetici. Infatti da ‘lettera’ (latino: littera) deriva ‘letteratura’. Ma poiché anche testi che non consideriamo letterari sono scritti in lettere, dobbiamo dire che, almeno dal ‘700 in poi, per letteratura si intende la “letteratura d’invenzione”. Questa espressione, a sua volta, serve a distinguere il significato che ci interessa da altri usi del termine, per esempio quello che indica la bibliografia esistente su un certo argomento: così “la letteratura sui trapianti di organi” indica tutti gli scritti non d’invenzione che trattano l’argomento dei trapianti. Ci sono poi altri usi del termine letteratura. Per esempio Benedetto Croce lo usa in senso spregiativo: chiama “poesia” le opere di valore sia in versi sia in prosa, e chiama “letteratura” le opere che non sarebbero riuscite a elevarsi al livello di vera poesia.

Tuttavia “letteratura d’invenzione” (in inglese “fiction” contrapposta a “non-fiction”) non è sufficiente a definire la letteratura, perché ci sono testi che trattano di argomenti non inventati, ma che pure vengono considerati letteratura. Per fare due esempi illustri: Il Principe (1513) di Machiavelli, o The Decline and Fall of the Roman Empire (1776-88), dello storico inglese Edward Gibbon. Questo ci fa capire che per considerare qualcosa un testo letterario dobbiamo considerarlo in un altro modo, e precisamente dal punto di vista in cui prevale l’interesse estetico sulle altre funzioni linguistiche, che pure sono sempre tutte presenti in ogni testo.

Quindi la letteratura è quell’uso del linguaggio che mira a suscitare l’interesse e il piacere del lettore con l’esibizione della sua capacità espressiva (più banalmente “bellezza”). Tale capacità espressiva o “letterarietà” consiste nella speciale adeguatezza delle parole al contenuto di pensiero, o del suono delle parole agli effetti di significato e di spettacolarità significativa che si vogliono produrre. Come dice Leopardi: “…la bellezza è convenienza…”. Dopo di che però aggiunge: “…quali cose però si convengano, questo è quello che varia…” (“Della bellezza e della grazia”,  Zibaldone, 1832).

Bisogna anche subito dire però, che il piacere estetico prodotto dalla letterarietà della letteratura può a sua volta essere usato come strumento per altri fini, di qualsiasi tipo: etico, politico o pragmatico in ogni senso, per esempio nella pubblicità. Per tornare agli esempi appena fatti, possiamo leggere il testo di Machiavelli come trattato di scienza della politica, oppure lo leggiamo perché siamo egualmente interessati, o più interessati, alla perspicuità (appropriatezza) con cui l’autore riesce ad esprimere i suoi concetti. Questa perspicuità fa sì che quei concetti ci appaiono particolarmente utili e affascinanti, ed è per questo motivo che allora consideriamo quel testo “letteratura”. Il piacere della lettura allora prevale sull’argomento storico-politico, anche se continua a derivare da una tematica storico-politica.

Ma può avvenire anche il contrario, e cioè che una tematica storica, politica, etica o di qualsiasi tipo, sia tanto rilevante per il lettore da porre in secondo piano l’intenzione e la finalità estetica del testo. E quindi per esempio si potrebbe leggere la Divina Commedia principalmente come un testo di teologia, restando sordi alla musica dei versi. Oppure il lettore potrebbe non riuscire ad apprezzare o semplicemente ad accettare una poesia, perché disturbato da un contenuto che non condivide. Oppure ancora, preferisce un testo letterario che rafforza i suoi giudizi o pregiudizi, relativamente alla materia trattata, prescindendo dalla sua perspicuità formale. Oppure infine, e questo è un caso non infrequente, il lettore rimane diviso, riconoscendo la bellezza di un testo, pur rifiutando le premesse etiche o politiche da cui quella bellezza scaturisce, per esempio l’antisemitismo in The Merchant of Venice. Franco Fortini (nella voce “Letteratura” dell’Enciclopedia Einaudi, Vol.8, p.159) paragona questa situazione, e l’effetto poetico di un testo inaccettabile sul piano del contenuto, a “un singolare effetto di soavità, come l’urlo del torturato usciva dal toro rovente di Falaride”(Tiranno di Akragas, 570-554 a.C.)

Se come sembra, per esempio in certa “critica culturale”, si ritiene che quella così descritta da Fortini sia la condizione in cui funziona ogni testo letterario, allora, come già Platone, si diffida per principio di tutta la letteratura, appunto per la sua capacità di trasfigurazione e transvalutazione poetica. Tale capacità, “spargendo poesia” su ogni cosa, anche la più detestabile, rischia sempre di irretire il lettore. Il canto delle sirene è un “mitema” ovvero un elemento di mitologia che raffigura questa situazione, cioè rappresenta il fascino che il canto e la poesia esercitano sui sensi, a scapito dei significati e dei valori.

Questa divisione nell’apprezzamento del lettore deriva da qualcosa che possiamo chiamare: “dissociazione delle funzionalità”. Essa, come si è detto, non è infrequente, e costituisce inevitabilmente una mancanza d’organicità nell’integrazione polifunzionale ipostatizzata dal discorso poetico. E tuttavia è sempre possibile proprio per l’impossibilità di una perfetta sovrapposizione fra autore, testo e lettore, laddove la reazione apprezzativa di quest’ultimo è altrettanto necessaria per l’esistenza della letteratura. Essa è quindi il fine stesso della creazione letteraria, e l’autore è empiricamente il primo lettore del testo da lui prodotto e, viceversa, potremmo dire che il lettore è l’ultimo scrittore del testo da lui letto. Vedremo anche che la ricezione della letteratura è una situazione complessa e multiforme, che comprende la lettura, la comprensione, l’interpretazione e la critica.

(Continua)

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