Una poesia di Tomaso Kemeny

Ecco una poesia di Tomaso Kemeny che ieri sera ha presentato il suo ultimo libro: Poemetto gastronomico e altri nutrimenti, Jaka Book, 2012, a Milano alla Casa della Poesia. La poesia è dedicata alla figlia Alessandra. E ricordo di aver incontrato Tomaso Kemeny all’Università di Milano, proprio il giorno in cui è nata sua figlia, che ora è mamma anche lei.
L.T.

 

Ad Alessandra

Oh musica oltraggiosa del tempo,
cos’è una figlia? Un battere
di ciglia e non c’è più la gabbia
né Loreto (il pappagallo),
a gridare “Cocorito” al ritorno
dalle onde del mare e dalla sabbia
(oh, illusion de mi alma Cocorito,
oh, Cocorito de mi viejo corazon).
Ora Ale (così si chiamava e si chiama
l’aggraziata signorina) prepara
un corto su un suicida
per l’amore non corrisposto dalla TV.
E io mi dico “il tempo oltraggioso
passa…”, e a conforto canto
“i sogni non hanno né inizio né
fine”, ma non sono incline
a scolorire i mutamenti (solo Alice
abita nel Paese delle Meraviglie
dove non crescono le figlie).
Ripensandoci bene
anche la memoria inganna
perché il nome del pappagallo
non era Loreto, un nome
che non rima con mito
ma con veto.

 

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