Ontologia, cosalità e cultura.

 

poeta invisibile 2poeta-invisibile-4Leonardo Terzo, Poeti invisibili, 2006

La cultura è la coscienza della realtà. Essa si pone come interfaccia o mediazione mentale e immaginativa tra due realtà materiali o due cosalità: il mondo materiale che ci circonda e il nostro stesso essere materiale, che però ha subìto un’identificazione con la mediazione fornita dalla propria cultura, che è appunto la coscienza.
La cultura, come pensiero, linguaggio, immaginazione e coscienza, si pone come mediazione quando l’uscita dalla ferinità e il trauma della nascita (che in un certo senso sono due esperienze omologhe) ci fanno percepire la mancanza di ciò che gli psicanalisti chiamano l’oggetto, ovvero il mondo-madre col quale fino a quel momento eravamo a contatto e ci identificavamo.
In questo senso la cultura è una compensazione per la perdita dell’unione con la madre o con la natura, ovvero la perdita del nostro essere oggetto materiale, e dunque della nostra cosalità. La cosalità è compensata dalla coscienza, che sebbene più vicina a noi che al mondo, percepisce anche il suo supporto fisico come mondo, di cui si è però impadronita, organizzandolo in personalità.
La funzione sostitutiva della coscienza e della cultura fa sì che, staccatasi dalla cosalità, essa si muove in ciò che i semiotici chiamano la semiosi illimitata, proprio perché la sostituzione è prolificazione semiotica, semantica, simbolica, emotiva, affettiva, pulsionale. La vita comincia e continua come allontanamento dall’origine cosale e allargamento della coscienza culturale. Non è escluso che la produzione culturale di sé che si allarga nel mondo non sia che un tentativo, sempre frustrato, di un ritorno regressivo all’oggetto. Ma il mondo oggetto, per quanto posseduto, non può più soddisfarci del tutto, perché la coscienza e la cultura hanno cambiato la nostra natura o cosalità stessa, che ora non può più staccarsi a sua volta dalla cultura. La cultura fa identità sostitutiva dell’identità con l’oggetto.
Il punto più profondo di ritorno evolutivo e regressivo alla cosalità o ferinità è il rapporto sessuale, tanto più regressivo quanto più casuale e con limitata affettività (e qui l’affettività è cultura), e invece tanto più identificativo con la coscienza quanto più affettivamente evoluto e culturalizzato.
Leonardo Terzo

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