Sociologia dell’arte 4. Il fatto estetico come categoria etnografica.

L’opera d’arte è un messaggio peculiare, che definiamo estetico e che ha due livelli. Il primo è il suo contenuto, per esempio l’ultima cena di Gesù con gli apostoli. Questo primo livello è caratterizzato dalla iperfunzionalità delle sue componenti, perché, come abbiamo detto, ogni elemento dell’opera è organicamente in rapporto a tutti gli altri, e questo è il modo di funzionare proprio dell’arte. Il secondo è il fatto che, accanto e insieme alla produzione di tutto ciò che gli uomini producono, che chiamiamo oggetti etnografici, ci sono anche le opere d’arte.

Normalmente però, l’opera d’arte la distinguiamo dagli oggetti etnografici in senso restrittivo, perché funziona in modo autoriflessivo, cioè parla in primo luogo di se stessa. Tuttavia in ultima analisi, poiché è un prodotto umano, anche l’opera d’arte è a sua volta un oggetto etnografico. Potremmo concedere che è un oggetto che ha un modo peculiare di essere etnografico.

Tra gli oggetti etnografici quindi c’è anche la produzione artistica, che a sua volta è il distillato della bellezza, cioè della capacità umana di percepire e subire il fascino delle disposizioni formali dei componenti degli oggetti etnografici stessi.

Allora da un punto di vista etnografico, l’archeologia per esempio distingue e classifica, accanto agli altri oggetti (aratri, piramidi, martelli ecc.) anche le opere d’arte col loro modo peculiare di essere.

Questo modo peculiare di essere, nella tradizione orale ed epica per esempio, ha un fine comunicativo esplicito (tramandare i valori e i miti della comunità) che non viene meno col modernismo, quando sembra prevalere l’originalità e l’iperfunzionalità introversa. In effetti tutte le opere hanno un lato ed un effetto introverso, iperfunzionale, e un interesse estroverso, per il messaggio che l’opera vuole dare al mondo esterno ad essa.

Manzoni coi Promessi sposi vuole insegnarci qualcosa confrontando l’Italia dell’Ottocento con la situazione storica del Seicento, e questo è l’interesse estroverso. Ma sappiamo che, a livello popolare, molti lettori saltano le spiegazioni storiche e leggono solo le vicende personali di Renzo e Lucia, che è l’interesse introverso per come va a finire la loro storia.

Un significato inevitabilmente estroverso è quello che cercano gli antropologi e gli archeologi anche nelle opere che essi sanno essere d’arte, perché le mettono in rapporto esplicativo col resto della civiltà. Questo interesse per il senso generale, invece che per l’unicità e l’originalità tipica della modernità, equipara di proposito le opere d’arte agli oggetti etnografici, evidenziando così la loro doppia natura.

Da qui si può iniziare ad allargare gli usi dell’arte per finalità antropologiche, tramite quelle strettamente estetiche: per esempio come strumento di inclusione o esclusione sociale (moda, piercing, tatuaggi), come indicazione esemplare di configurazioni storiche o mitiche del mondo (La tempesta del Giorgione), come partecipazione a rituali sociali (ballo, danza, teatro), come manifestazione di vitalismo partecipativo e identificativo (performance, installazioni, body art).

Di fatto occorre poi distinguere le arti cosiddette pure da quelle applicate: architettura, pubblicità, videogiochi. Fino alla pornografia pubblicitaria risalente per esempio agli affreschi erotici trovati nelle sale dei bordelli di Pompei.

Perciò l’arte è al centro di un insieme di attività, che consistono nel concepirla, nel crearla, nel gestirla, nel trasferirla, nel fruirla, nel consumarla, all’interno di circostanze che costituiscono il cosiddetto mondo dell’arte. In tutti questi usi il significato introverso si può dare per scontato, e l’estetica, o la bellezza, è il presupposto di questi usi ulteriori, che hanno un legame pratico col significato estroverso.

La sociologia dell’arte e la critica sociologica si pongono nel punto di contatto e di passaggio tra questi due compiti che gli uomini svolgono nell’uso della bellezza e dell’arte. Cioè la loro specializzazione è cogliere il modo in cui il senso introverso e certe scelte formali diventano componenti essenziali del significato sociale ed estroverso e, insieme e viceversa, perché certe necessità sociali si traducono in scelte estetiche e formali.

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