“Frostbitten” cioè “morsi dal gelo”

Conoscevo molti quadri di Andrew Wyeth (pronuncia endru uaith), anche se non sapevo nulla di lui. Oggi mi ha colpito questo in maniera fulminante. Il suo fascino sta nell’umiltà del soggetto, nella perfezione quasi fotografica del dettaglio, e infine nell’effetto di luce, naturalistico e insieme creativo.

Si tratta di quattro mele, abbandonate sul davanzale interno di una finestra, con un muro un po’ scalcinato, e anche il legno del davanzale è sbrecciato. Il luogo sembra abbandonato, come le mele, con due o tre foglie rinsecchite. Elementi vegetali ci sono anche immediatamente oltre la finestra, che a sua volta è fatta con un’intelaiatura incrociata tipicamente inglese e americana. Sono elementi secondari, ma collocano l’immagine in un contesto rurale e “geopolitico” riconoscibile: casa di campagna povera o abbandonata, negli Stati Uniti o in Inghilterra. L’abbandono significa “passato”. Morte persino. E qui entra la funzione dell’arte, che recupera il passato e ne costruisce il fascino, prima che muoia del tutto o davvero.

La rappresentazione naturalistica richiama l’influenza che la fotografia ha avuto, oltre e più che sulla precisione del dettaglio, che pure è importantissima, sulla scelta del soggetto da rappresentare, che la fotografia ha “abbassato” al particolare e ha reso più “democratica” nei ritratti delle persone o delle cose comuni.

La luce è sempre un fattore preminente in tutto ciò che è visivo, ma in altre situazioni, sebbene necessaria, passa inosservata. Qui invece è il fattore che recupera e salva i resti della vita, come pure della natura e del costrutto umano che è la casa e la finestra. Oltre i vetri si vedono solo rari sterpi, poi tutto il resto è bianco perché la luce ci investe entrando direttamente dall’alto.

 

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