How do you become who you are? Come si diventa ciò che si è?

IMG_5254Leonardo Terzo, Allestimento, 2015

Questa frase può significare almeno due cose diverse. Uno, in che modo sei diventato quello che sei; due, giacché sembra che tu sia l’identità che ti sei scelto, devi capire che l’identità che ti sei scelto deve essere formata o completata, con un’acquisizione di coscienza di cosa comporta nella tua società o comunità essere tale identità.

È questo secondo punto il contesto in cui ho incontrato la domanda. Esso implica un prevalere dell’identità sociale su quella individuale. Naturalmente l’identità individuale è sempre anche sociale, e la domanda parte dall’idea che è opportuno avere coscienza del modello sociale e antropologico della comunità a cui si appartiene. L’educazione, diretta e indiretta, in ogni società, ha appunto questo scopo, che implica un certo grado di conformità (non necessariamente conformismo) al modello dominante e/o condiviso, che però poi la Storia si incarica di far evolvere (o involvere: pensiamo al nazismo. E il consumismo?).

Per secoli il modello sociale condiviso aveva radici nella religione. Nelle società occidentali, prevalentemente cristiane, l’adesione cosciente al modello antropologico religioso si è attenuata e, dal Rinascimento al Settecento, è iniziata la crescita di una coscienza laica, che ha cercato e formato i suoi valori su altri principi, economici in primis, e il modello uniformatore dominante del contesto sociale è stato il mercato. Nel mondo non occidentale, in particolare nel mondo mussulmano, il modello unificante è ancora religioso, e ciò porta a contrapposizioni inevitabili.

Il modello mercantile implicava una base economica (materiale) e una sovrastruttura culturale (spirituale) dalla base derivante. Questa differenza e contrapposizione si è attenuata e confusa, poiché le idee sono diventate gradualmente anche merci, in quanto informazioni, e le merci, oltre che prodotti materiali da consumare, sono diventate significanti materiali di significati, cioè di idee e informazioni, quindi in primo luogo da comunicare, oltre o invece che da consumare.

Questo mutamento si è accentuato in modo più evidente con la stampa, il giornalismo e infine con la rete web. Così che il modello sociale e antropologico esplicativo del mondo è diventato la rete della comunicazione culturale globale. Tale modello invade di fatto anche le società legate alle religioni, dove perciò si vive questa contraddizione irrisolvibile, che peraltro viene gestita in modi diversi.

Per esempio nei paesi arabi del Golfo con un’ipocrisia che usa i profitti del mercato del petrolio a vantaggio della casta maschile, mentre impone la disuguaglianza culturale religiosa ai danni dei diritti del mondo femminile. In altri paesi mussulmani invece le concezioni e restrizioni religiose vengono inoltre brandite come mezzo di indottrinamento fondato sulla differenza antropologica come arma di conquista del mondo (vedi l’Isis), di tipo premoderno, arcaico e mistico.

Ma il contesto dialettico e culturale che ha espresso la domanda iniziale, “how do you become what you are?”, sorge tutte le volte che il modello culturale prevalente, come è inevitabile nel divenire della Storia, viene discusso e contestato dall’emergere di nuovi orientamenti culturali.

Questo capita per esempio quando negli Stati Uniti, e di conseguenza nel resto del mondo, si è cominciato a discutere del concetto di “Gender”, che implica una differenza concettuale tra il genere sessuale fisiologico e il genere sessuale culturale. Cioè quando si hanno gli organi sessuali di un genere, ma si vive con gli orientamenti culturali del genere opposto.

Per esempio è emerso quando David M. Halperin, professore di inglese all’Università del Michigan ad Ann Arbor, ha istituito un corso intitolato “How to be gay 101.” Halperin sostiene che esiste una cultura omosessuale che va oltre il mero orientamento sessuale fisiologico, ed è costituita dalle preferenze culturali che egli ritiene prevalenti presso gli omosessuali, i quali però non sempre ne sono consapevoli. Ecco allora che abbiamo un caso in cui le istituzioni (in questo caso il corso universitario di Halperin) ritengono utile fornire uno strumento di educazione identitaria conforme al cambiamento antropologico che emerge in questo momento, usabile per l’integrazione o per il rigetto della diversità nella società.

http://www.hup.harvard.edu/catalog.php?isbn=9780674283992&content=reviews

http://chronicle.com/article/How-to-Be-Gay/134024/

 

 

 

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