Daily Aesthetics, 13. 12. 2015

IMG_2511uyLeonardo Terzo, Il demone di Porta Genova, 2015

5. L’etica dell’estetica

Dire l’indicibile, se lo si ritiene compito e dovere dell’estetica, assume una denotazione e costituzione etica. Ora, da un lato tutti i comportamenti umani hanno sempre anche una dimensione etica, poiché anche il comportamento più irrilevante, o semplicemente ludico, deve rimanere entro confini che non lo tramutino in un danno alla comunità umana, e ora anche al mondo animale e all’ambiente. In questo caso però si ritiene che il contributo che l’arte produce e apporta al mondo debba di necessità svolgere un compito che avanzi in una determinata direzione.

Questa direzione però, poiché è l’indicibile, non è stata ancora detta e quindi indicata, né sembra indicabile. C’è qui il nodo che questa concezione dell’arte ingarbuglia: la dimensione creativa dell’arte consiste nella messa in forma, mentre la dimensione etica consiste nella responsabilità che tale messa in forma si assume, e deve assumersi, di fronte alle conseguenze di tale scelta formativa.

Se scrivo una poesia razzista, la sua forma può essere un apporto originale alle concezioni della formatività, ma nello stesso tempo incitare allo sterminio nella sua dimensione etico-politica. Un conflitto del genere è emerso realmente nel caso della filosofia di Heidegger. I suoi difensori tendono a separare la profondità dell’analisi filosofica dalle conseguenze politiche che questa analisi sembra comportare, mentre i suoi detrattori non riescono a concepire questa possibilità.

Una soluzione sarebbe pensare che nel mondo reale tutto si tiene, e ogni tratto o aspetto dell’essere è collegato inderogabilmente a tutti gli altri, ma che tali collegamenti sono più o meno stretti in termini di responsabilità concreta.

Io di solito faccio l’esempio del gioco del calcio. Quando giudico un calciatore, il metro di giudizio è il modo in cui tratta il pallone, in campo. Ma il calciatore è anche un essere umano che fuori dal campo può comportarsi in modo anti-etico e criminale. Né, quando lo vedo giocare, mi chiedo quali sono le sue idee politiche. Questa separazione delle sfere e delle occasioni comportamentali, in questo caso è facile. Ma è possibile in filosofia? È possibile in estetica?

Gli architetti di Hitler costruivano edifici non identificabili col nazismo. Gli scienziati tedeschi che costruirono il razzo bellico chiamato V2, persa la guerra, passarono negli Stati Uniti, dove contribuirono a costruire la bomba atomica. Al contrario, Robert Oppenheimer (1904-1967), americano, dopo aver costruito l’atomica, e aver visto i suoi effetti, rifiutò di contribuire alla costruzione della bomba all’idrogeno.

La salvaguardia etica, nella scienza, è più importante che nell’estetica, ma il legame col principio di responsabilità è lo stesso, anche se meno stretto. La domanda potrebbe essere: quanto dobbiamo considerarlo stretto?

330px-JROppenheimer-LosAlamosRobert Oppenheimer

 

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