The Work of Michele Rave Grassani

aura-9-michele-rave-grassaniMichele Grassani, Aura 9

The work of Michele Rave Grassani is the inclusive result of an inexhaustible research, where daily life immediately or gradually acquires a form and material expression, as an automatic inventiveness embedded in his personality. Thus, we have drawings, paintings, sculptures, installations, photographs and videos.

It ranges from formal and figurative expressionism to informal painting, to near monochromes in the acrylics on canvas of the series entitled “Aura”. In addition: from phantasmal gestures to the hints of fetal biopsychic mystery, from the enigmatic or hallucinating installation to a conceptual art that curls up in its own conceptualism.

It is a conceptual approach, suggesting, exploring the responsiveness of the user to elicit a consensus, at times unconscious, reacting to a call to which you cannot help but accept, or to a decisive psychic healing process.

The perception is formative; the color transcends us, with all the emotional tones of a vision both natural and unnatural. The ornate becomes writing, the tangle envelops itself and we remain absorbed as if waiting to see the prefigured development of vitality. We understand from the titles that we are dealing with events, random cases, and news stories, visions of a daily sacredness, which at the same time remain and transcend us. Or they are sculptures of disgraceful figures, mixed with mystery and misery, with suffering and yet with humanity.

Elsewhere, three-dimensional frames, which contain a hoarded thingness, illuminated, revealing enhanced beings, which do not exist, yet with an essence which is present instead, because it makes itself present in an imagination unable to resist the challenge.

Here and there, we find an ironic production of para-Disney exhibits, which balance or edge on ledges or on illustrated springboards. Elsewhere in the photographs, light becomes trail of love movements, or the shadow of imaginary skylines, because the artist’s anxiety evokes all eventualities. Moreover, they are staged photographs, but transcended, perhaps because the machine does not second the aspirations of the author. They then become videos, previews of episodes from a lunar web-series, where even sound itself envelops and alienates us.

This visual and sound sequencing embraces the contemporary research of the meaning of art. Of art and of aesthetic sense as installation of aesthetic metaphysics behind a world that some (from Arthur Danto to Donald Thompson) nucleate and define as “the art world “, while others, more traditionally, see them as symbolic thinking and as expression of the possible with no historical and hermeneutical limits.

L’opera di Michele Rave Grassani è il risultato inclusivo di un’inesausta ricerca, dove il vissuto quotidiano acquista immediatamente o gradualmente una forma e una materialità espressiva, come per un automatismo inventivo incorporato nella sua personalità. Abbiamo così disegni, dipinti, sculture, installazioni, fotografie e video.

Si va dal formale e figurativo all’espressionismo e all’informale, fino a sfiorare il monocromo negli acrilici su tela della serie intitolata “Aura”. E ancora: dalla gestualità fantasmatica alla suggestione fetale del mistero biopsichico, dall’installazione enigmatica o allucinante ad un’arte concettuale che si raggomitola nella sua concettualità.

È una concettualità che accenna, suggerisce, sonda le rispondenze del fruitore per suscitare un consenso, inconsapevole a volte, come reagendo ad un invito a cui non si può non convenire o ad una medicina psichica risolutiva.

La percezione ci forma, il colore ci trascende, con tutti i toni sentimentali della visione naturale e innaturale. L’ornato si fa scrittura, il groviglio si avviluppa e restiamo assorti come nell’attesa di vedere l’evolversi prefigurato della vitalità. Sappiamo dai titoli che sono eventi, casualità, fatti di cronaca, visioni di una sacralità quotidiana che allo stesso tempo permane e ci trascende. Oppure sono sculture di figure ignominiose, impastate di miseria e mistero, di sofferenza eppure di umanità.

Altrove le cornici tridimensionali come confezioni di una cosalità tesaurizzata si illuminano, lasciando intravedere esseri impreziositi, non ancora esistenti eppure con un’essenza invece presente, perché si presentifica nella fantasia che non resiste alla provocazione.

Talvolta abbiamo un’ironica realizzazione di reperti para-disneyani, che beccheggiano instabili su sporgenze o trampolini illustrati. Altrove nella fotografia la luce si fa scia di movimenti d’amore, oppure ombra di skyline immaginari, perché l’ansia dell’artista evoca tutte le eventualità. O ancora sono fotografie allestite, successivamente trascese, perché forse la macchina non si apre a tutte le aspirazioni dell’autore. E allora diventano video come anticipazioni di episodi da webserie lunari, dove anche il sonoro ci avvolge e ci estranea.

Da questa sequenzialità visiva e sonora emerge l’apertura alla ricerca contemporanea del senso dell’arte, dell’arte e del senso come installazione della metafisica estetica alla base di un mondo che alcuni (da Arthur Danto a Donald Thompson) enucleano e definiscono “il mondo dell’arte”, e altri, più tradizionalmente, come pensiero simbolico ed espressione del possibile senza limiti storici ed ermeneutici.

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