Pinocchio come Webserie, prima puntata

11 ap 13 0,91Leonardo Terzo, Open the Door but Do Not Enter, 2015

Come illustra con chiarezza e competenza il libro di Chiara Bressa, Fare Webserie (Dino Audino Editore, Roma, 2015), una webserie è un serie di due o più episodi o “webisodi”, distribuiti sul web, di durata variabile da cinque minuti ad un’ora, che come tutte le serie possono avere una trama solo orizzontale (ogni episodio è concluso in sé, come per esempio Il tenente Colombo), oppure anche verticale (una parte della trama si conclude nell’episodio, ma altre trame contemporaneamente invece  iniziano o continuano negli episodi successivi, come per esempio I Soprano). Ciò che distingue la webserie dalle serie televisive è la distribuzione on demand sul web, mentre dal punto di vista dei contenuti si può adoperare per qualsiasi genere, comico, serio, fantastico, romantico, ecc. Tuttavia la serie, per sua natura, anche quando ha trama orizzontale, tende a conciliare la conclusività episodica con l’apertura possibile ad un minimo di continuità.

È quello che mi sono sorpreso a cogliere quando ho cominciato a rileggere Le avventure di Pinocchio, che infatti è stato pubblicato a puntate come supplemento settimanale del giornale Il Fanfulla di Firenze, a partire dal 1881.

I primi capitoli sono di un paio di pagine del libro attuale (mia edizione, Einaudi, 1968), mentre successivamente possono anche aumentare, fino all’ultimo e trentaseiesimo, che raggiunge le dieci pagine. I titoli dei capitoli sono narrativi, cioè riassumono gli eventi raccontati. Per esempio il primo titolo è: “Come andò che maestro Ciliegia, falegname, trovò un pezzo di legno che piangeva e rideva come un bambino.”

I titoli dei romanzi sono sempre stati inizialmente narrativi: per esempio il titolo di quello che per noi oggi è semplicemente Robinson Crusoe, in realtà era un riassunto del libro lungo una pagina. Dopo di che si è ridotto al solo nome del protagonista. Quindi i romanzi intitolati al nome del protagonista possiamo chiamarli “narrativi”. Ci sono invece altri tipi di titoli, per esempio quelli tematici, che dicono il significato di ciò che avviene, come Pride and Prejudice. O metaforici come Le silence de la mer. Un altro tipo ancora è quello che indica l’ambiente storico o geografico in cui si svolge la storia, come L’isola del tesoro.

Una qualità di Pinocchio, è la libertà d’uso di tutte le tecniche, situazioni, punti di vista, con cui il narratore si rivolge ai lettori, indicati subito come bambini:

“C’era una volta… – Un re! – diranno subito i miei piccoli lettori.”

Non c’è perciò limite di verosimiglianza: la storia è di volta in volta realistica, surrealistica, fantastica, e infine, ultima e inevitabile qualità, è gnomica, cioè moralistica. Il che è una caratteristica pedagogica insita nella letteratura per l’infanzia.

Della letteratura per ragazzi fanno parte le favole e le fiabe. Le favole sono anche per adulti e in esse prevale la morale, espressa tramite il significato allegorico. Sono tipiche le favole di Esopo e di Fedro: per esempio “La volpe e l’uva”, “Il lupo e l’agnello”. Le fiabe invece hanno un radicamento folklorico, cioè hanno origine nella cultura popolare contadina, e non hanno un significato esplicitato. Si usa dire che i personaggi sono ciò che fanno; le loro caratteristiche sono i loro comportamenti, tendenzialmente non categorizzabili in aspetti o qualità permanenti. Le fiabe affabulano, cioè affascinano, ma non insegnano.

La narrativa realistica, dal seicento all’ottocento, vuole rappresentare e mostrare la realtà, e quindi ha un intento comunque educativo, per adulti, che nel novecento indaga la percezione del mondo da parte del soggetto. Parallelamente la cosiddetta cultura di massa ricorre all’affabulazione ripercorrendo il già noto, per rassicurare il lettore o lo spettatore il quale, come il bambino, vuole essere rassicurato ritrovando le favole che già conosce.

L’affabulazione di Pinocchio, invece, si fonda sulla sorpresa continua con una poetica (cioè programma operativo) eticamente durissima, che ricorre liberamente al reale, al surreale e all’impensato, al pathos e all’irrisione, all’egoismo e alla crudeltà. Per ciò utilizza sia la pedagogia della favola, sia la funzionalità nuda della fiaba.

Qui si può forse reperire il legame con la libertà distributiva delle webserie, e con una sorta di amoralità metanarrativa che mette a disposizione dello spettatore la possibilità di scegliere fra tutti i generi e tutti i significati, sadici o consolatorii.

La prima frase di Pinocchio passa dal Re al pezzo di legno, regredendo socialmente in una sorta di mondo caotico picaresco. Come il picaro, Pinocchio vaga per un mondo dove il primo obiettivo è appagare la fame. La sua stessa apparizione è un affacciarsi dal nulla animale della natura vegetale. L’inizio è geniale perché nulla è dato per scontato nel giudizio o pregiudizio del lettore.

Maestro Ciliegia e Geppetto sono ridicoli, buoni ma irosi, si picchiano, ma come i personaggi dei fumetti restano illesi, pronti a litigare e picchiarsi di nuovo. Pinocchio ha così due padri, la cui personalità emblematica è raffigurata nelle parrucche, perché l’arrivo della figura materna deve obbligarlo ad un processo di sublimazione che sarà l’educazione stessa.

The national research council, however, recently decried the fragmented nature of foreign-language education write essay https://writemyessay4me.org/ and the pervasive lack of knowledge of foreign cultures and foreign languages among the nation’s citizens

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