Pinocchio come Webserie, seconda puntata.

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Nel primo capitolo abbiamo la sorpresa di maestro Ciliegia alle prese col pezzo di legno, legno che parla, e lo spaventa. Nel secondo capitolo entra anche Geppetto e l’effetto sorpresa trae in inganno i due amici facendoli litigare. Capiamo quindi che il personaggio di Pinocchio è un provocatore. La sua attività servirà a illustrare ai lettori molti aspetti del mondo, fra cui le ingiustizie e le difficoltà del vivere.

Alla fine il pezzo di legno viene regalato a Geppetto, che ha già l’intenzione di farne un burattino ecclettico. Maestro Ciliegia voleva farne solo una gamba del tavolo, perciò ora inizia la scalata della materia verso l’umanità, passando attraverso il burattino come fase intermedia dell’evoluzione.

Il burattino è uno strumento teatrale: un personaggio della finzione a cui chi lo manovra conferisce azione e parola. Ma qui Pinocchio ha già una parola e una volontà sua. Lo spirito della finzione rivendica una sua autonomia ontologica e la sua funzione di slancio verso il divenire. Per i bambini questo slancio è annidato nella favola, per gli adulti è l’immaginazione del pensiero creativo.

Il terzo capitolo si sposta nella casa di Geppetto, che viene descritta come poco più che un sottoscala, con un effetto di realismo verista che contiene, però ed infatti, dipinta sul muro, l’illusione di un caminetto col fuoco acceso e una pentola che bolle. È un trompe l’oeil che in seguito ingannerà l’affamato Pinocchio.

La dimensione surreale di Geppetto e di ciò che lo concerne consiste in una sorta di consapevolezza o autocoscienza della sua condizione, per cui: “Il più ricco di loro chiedeva l’elemosina”.

Dal surreale si passa al fantastico quando la costruzione del burattino procede spedita in due righe dai capelli alla fronte e agli occhi, che fissano Geppetto inquietandolo, e quindi al naso che sarà il tratto somatico rivelatore della inaffidabile mutevolezza della personalità di Pinocchio. La bocca invece è quasi ovvio che rida, canzoni e tiri fuori la lingua prima ancora che sia finita. Quando poi Geppetto gli fa le mani, è quasi ovvio che Pinocchio gli porti via la parrucca.

La reazione del padre, che ora assume in pieno la responsabilità per il figlio che ha creato, è uno dei momenti più compassionevoli del libro:

“A quel garbo insolente e derisorio, Geppetto si fece tristo e malinconico come non era mai stato in vita sua e, voltandosi verso Pinocchio, gli disse:

–        Birba d’un figliolo, non sei ancora finito di fare e già cominci a mancar di rispetto a tuo padre. Male, ragazzo mio, male!

E si rasciugò una lacrima.

Restavano sempre da fare le gambe e i piedi.”

Con un momento di improvvisa serietà, si tocca un fondo di verità e di tristezza inaspettato. Questo momento può collegarsi a quello ln cui, nel Cuore di De Amicis, il maestro dice a Franti: “Franti, tu uccidi tuo padre.” E l’infame sorrise.

Le difese di Franti, a cominciare da quella di Eco, in realtà sono insostenibili anticipazioni della critica del sospetto, venuta di moda col decostruzionismo. Collodi invece ci mostra la pena di Geppetto, perché Pinocchio, a differenza dell’irrimediabile Franti, alla fine capirà, e le sue imprese sveleranno delle verità.

Tuttavia non ci si può fermare, perché restavano sempre da fare le gambe e i piedi. Nonostante, appena fatte le gambe e i piedi, Geppetto riceva un calcio in faccia, aiuta pazientemente il figlio a camminare. Naturalmente Pinocchio comincia a scappare, inseguito da Geppetto.

Viene fermato e preso dal carabiniere, ma riesce a impietosire i passanti, così il carabiniere lo libera e in prigione ci va Geppetto. Abbiamo qui il primo esempio di capovolgimento della giustizia. Non è Pinocchio ad essere cattivo, è il mondo che è storto.

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