Leonardo Terzo, Sull’ovvietà della tecnica

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Leonardo Terzo, Window, 2017

“…tecnicamente abita l’uomo…”

 

  1. Per criticare ciò che, in modo totalizzante, viene indicato come “età della tecnica”, a partire probabilmente da Heidegger, si fantastica di un presunto “uomo pre-tecnologico”, che avrebbe agito in un orizzonte di senso, con idee e sentimenti propri, che ora invece non avrebbe più. L’età della tecnica sarebbe una situazione assolutamente nuova, in cui l’umanità sta facendo l’esperienza del suo “oltrepassamento”, per il fatto che abita in un mondo tecnicamente organizzato in ogni sua parte. In tale mondo la tecnica determinerebbe ogni scopo, idea, azione e passione, persino i sogni e i desideri, sottraendoli alla libertà.

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Daily Aesthetics, 6. 8. 2016. Heidegger, L’origine dell’opera d’arte. Seconda puntata.

zpink s 5Leonardo Terzo, A gambe all’aria, 2013

Secondo Heidegger, per qualche misteriosa o mistica effettualità, le scarpe dipinte da Van Gogh realizzerebbero il “disvelamento” dell’opera d’arte come verità. Ma anche la verità delle scarpe? O no? Questo disvelamento sarebbe l’essenzialità (o essenzietà), non si capisce bene se delle scarpe vere, in un senso essenziante (universale?), o delle scarpe come raffigurazione, che eleva le scarpe come strumento al dipinto delle scarpe come opera-verità, perché presenti, cioè essenziate, in un’opera d’arte. Continua a leggere

Daily Aesthetics, 14. 12. 2015

54244aZoran Music, Cavallini.

6. Auschwitz e i cavallini di Music

La morale dell’arte è nella formalizzazione adeguata ai contenuti. Non consiste nel sostenere un’etica già esistente, ma nell’adeguare la funzionalità propria della poesia alla ricerca dello specifico. Per rimanere ad Auschwitz, l’etica dell’arte di Music è documentare la verità dei cadaveri, ma è la stessa di quando dipinge i cavallini delle sue colline. Continua a leggere

Daily Aesthetics, 13. 12. 2015

IMG_2511uyLeonardo Terzo, Il demone di Porta Genova, 2015

5. L’etica dell’estetica

Dire l’indicibile, se lo si ritiene compito e dovere dell’estetica, assume una denotazione e costituzione etica. Ora, da un lato tutti i comportamenti umani hanno sempre anche una dimensione etica, poiché anche il comportamento più irrilevante, o semplicemente ludico, deve rimanere entro confini che non lo tramutino in un danno alla comunità umana, e ora anche al mondo animale e all’ambiente. In questo caso però si ritiene che il contributo che l’arte produce e apporta al mondo debba di necessità svolgere un compito che avanzi in una determinata direzione. Continua a leggere

Tecnica e libertà: 24 paragrafi neoilluministi

 24 parfe0 Hic Sunt Group, Tecnica e libertà, 2013

1. Per criticare ciò che, in modo totalizzante, viene indicato come “età della tecnica”, a partire probabilmente da Heidegger, si fantastica di un presunto “uomo pre-tecnologico”, che avrebbe agito in un orizzonte di senso, con idee e sentimenti propri, che ora invece non avrebbe più. L’età della tecnica sarebbe una situazione assolutamente nuova, in cui l’umanità sta facendo l’esperienza del suo “oltrepassamento”, per il fatto che abita in un mondo tecnicamente organizzato in ogni sua parte. In tale mondo la tecnica determinerebbe ogni scopo, idea, azione e passione, persino i sogni e i desideri, sottraendoli alla libertà. Continua a leggere

Nel centenario della nascita di Northrop Frye.

Nel centenario della nascita di Northrop Frye ripubblichiamo un articolo del 2009.

La secolare irrilevanza della poesia

di Leonardo Terzo

Nel pieno delle rivolte studentesche alla fine degli Anni ’60, la funzione sociale delle arti, e della letteratura in particolare, era un tema di grande attualità. In effetti la rilevanza, o forse è meglio dire la coscienza dell’irrilevanza dell’educazione umanistica, in un mondo dominato dalla scienza e dalla tecnica, era già stata oggetto della polemica sulle “due culture” fra C. P. Snow e F. R. Leavis. In quel periodo erano stati pubblicati anche i saggi di Marshall McLuhan, collega di Frye all’Università di Toronto, sulla Galassia Gutemberg e sugli Strumenti del comunicare, vale a dire sul passaggio dalla cultura scritta alla nuova oralità elettronica. Northrop Frye (1912-1991), a quell’epoca al culmine della fama come critico e come studioso della mitologia sociale, sollecitato da più istituzioni accademiche, intervenne allora con varie riflessioni e conferenze, poi confluite in una pubblicazione del 1970 col titolo di The Critical Path. An Essay on the Social Context of Literary Criticism, mutuato dalla frase finale della Critica della ragion pura, dove Kant dice che tra dogmatismo e scetticismo solo il sentiero della critica è aperto. Continua a leggere