Assurdo, Paradosso, Follia: Beckett, Wilde, Shakespeare.

Assurdo, paradosso, follia.
Samuel Beckett, Oscar Wilde, William Shakespeare

A cura di Leonardo Terzo

                                                    Art Eating or Saggi di
Barbara Berri, Silvia Monti, Leonardo Terzo, Edoardo Zuccato

Arcipelago Edizioni

Assurdo, paradosso, follia, sono concetti in parte coestensivi. Per comodità di schematizzazione si potrebbe dire che in Beckett prevale l’assurdo, in Wilde il paradosso, in Shakespeare, tra le tante cose, c’è la visione, e anche l’elogio, della follia nella sua variegata fenomenologia.Il teatro di parola si pone tra spettacolo o ritualità e filosofia. Ha l’azione dei personaggi in carne ed ossa come residuo sensibile del rito, ma si caratterizza per il dialogo che riporta i pensieri dei personaggi come commistione con la filosofia. Tra opsis (spettacolo) e dianoia (significato), il mythos (trama) rappresenta i problemi di ethos (personaggi), i problemi dei personaggi come componenti della comunità.

Del teatro Beckett sfrutta una mimesi che imita qualcosa che non si sa: è la ritualità di un rito privo di mito, cioè senza contenuto o senza oggetto. A suo tempo fu ricondotto e interpretato alla luce del clima culturale della minaccia atomica e dell’alienazione scaturita dall’avvento della società di massa. Ma oggi?

Wilde è impegnato e amaro in Lady Windermere’s Fan, nonostante il lieto fine; invece in The Importance of Being Earnest è brillante e si compiace del dialogo e delle finezze del wit come pure delle astuzie delle convenzioni proprie di una trama sorprendente e perfetta. L’intreccio è importante quanto il dialogo, e i personaggi, tra parallelismi e duplicazioni, tendono al “tipo”, alla maniera dei Caratteri di Teofrasto. Ma il teatro di Oscar Wilde è certamente un teatro borghese, nel senso che, sotto la superficie autoironica, ha al centro dei problemi sociali, con un’esplicita menzione delle classi atta ad avventurarsi in quella zona ideologica che in Inghilterra vede intrecciate, in modo peculiare e progressista, cultura aristocratica o alto-borghese e common sense economico.

La folle caduta di Lear inizia dalla volontà di coinvolgere l’amore col potere. In Shakespeare è sempre così: Claudio sposa la regina, madre di Amleto, per usurpare il trono del fratello. La stessa cosa fa Riccardo III. Con l’atteggiamento opposto alla consapevolezza liberatoria di Prospero, Lear vuole sostituire il potere, che sta cedendo alle figlie, con qualcosa che non può essere misurato o valutato, e nemmeno generato al di fuori dei rispettivi ruoli biologici e affettivi. Da qui nasce il rifiuto di Cordelia di gareggiare su questo argomento. Tuttavia se Lear sembra mercanteggiare stoltamente in materia d’amore dando in cambio il potere, questo errore è forse più patetico che empio. Cosa c’è infatti di più ideale che smettere di vivere per il potere e affidarsi invece all’amore?

Ma il mondo non funziona così. Le pulsioni aggressive e quelle d’amore possono contrapporsi, ma anche confondersi e spingere il mondo “fuori dai cardini”. Questa condizione di perdita di senno è la reazione non all’assurdità del mondo, ma alla sua malvagità e al dolore che ne deriva. Ciò che segue, come accade in King Lear è la morte, che però è anche il modo di porre fine al dolore. Mentre in Wilde l’unico modo di trattare la morte è un modo sbrigativo e cinico di eliminare una seccatura, forse Beckett ritiene che il mondo moderno, sebbene possa soffrire come il mondo di Shakespeare, non meriti nemmeno la morte.

In copertina: Hic Sunt Group, Art Eating, Whitechapel, London, 2010

 

Such collaborations essaydragon.com/ can be challenging, given the vast cultural differences and, in some cases, considerable anti-american sentiment overseas