E se nelle mie lezioni facessi due interruzioni per inserire degli spot pubblicitari?

Hic Sunt Group, The Books and I, 2010

E se nelle mie lezioni facessi due interruzioni per inserire degli spot pubblicitari?

Naturalmente non lo farò. Anzi forse ho fatto male a menzionare questa evenienza, perché nel clima attuale qualcuno potrebbe rubare l’idea e applicarla. Ma è appunto delle tendenze a privatizzare e mercificare i compiti e i fini relativi alla formazione delle nuove generazioni che si tratta.

In un articolo su The Chronicle Review del 29 agosto 2010, Carlin Romano faceva un parallelo tra i mutamenti climatici previsti nei prossimi anni dagli ecologisti, e i mutamenti altrettanto catastrofici che si potrebbero verificare nello stesso tempo nell’organizzazione didattica delle università. Soprattutto negli studi umanistici, più soggetti alla sottrazione delle risorse. Egli cita molti studi degli ultimi decenni che notano e lamentano una progressiva commercializzazione del “prodotto” accademico.

In un’atmosfera da distopia in corso, possiamo prevedere per esempio che in ogni facoltà ci possa essere un solo professore a tempo indeterminato e tutti gli altri precari. La pratica e la teoria del plagio sarà una materia d’insegnamento. Nessun libro potrà essere assegnato per intero come bibliografia obbligatoria agli studenti, ma solo antologie edite con il logo degli sponsor. Lo stesso logo sarà visibile su ogni orinatoio dell’università, senza neanche il copyright di Duchamp, ormai scaduto.

Del resto i libri saranno sostituiti da marchingegni elettronici dove la formattazione e l’abbreviazione dei testi è pratica incorporata. Seppure in via sperimentale la letteratura è già stata trasformata in twitteratura dei capolavori. Le parti mancanti potranno essere sostituite da immagini e grafici. Anche i titoli subiranno le opportune variazioni e per esempio Moby Dick dovrà chiamarsi Mini Dick. Poiché la brevità e la rapidità saranno i valori dominanti, le future generazioni si chiederanno come i loro avi potessero concepire scritti più lunghi di trenta pagine.

Si può inoltre prevedere che invece dei test d’entrata alle facoltà, ci saranno delle aste pubbliche per i posti disponibili. Invece dei corsi triennali e le specializzazioni ci saranno sin dal primo anno corsi “normali”, corsi “di lusso” e corsi “extra lusso”.

Le biblioteche dovranno adeguarsi ai nuovi mezzi e ai nuovi generi, passando da una biblioteconomia dei libri ad una dei messaggi digitali, dove prevale una metodologia finalizzata archeologicamente. Vale a dire più interessata indiscriminatamente a tutti i reperti della comunicazione quotidiana, invece che alla selezione discriminatoria ed elitaria dei testi di presunto valore letterario e scientifico.

In effetti i criteri di selezione delle pubblicazioni, usati fin qui per circa tre millenni, appaiono “vergognosi” rispetto alle aperture che la digitalizzazione oggi offre. Per cui, come scrive il bibliotecario Robert Darnton in The Case for Books: Past, Present, and Future (PublicAffairs, 2009): “Si, è una vergogna che si siano perse le osservazioni estemporanee di Voltaire, ciò che Shakespeare diceva agli amici, e quasi tutte le comunicazioni equivalenti alle odierne e-mail dell’antica Grecia e dell’antica Roma. È una vergogna anche il fatto che non abbiamo un video della Crocifissione, immagini del Diluvio, e cose così.”

Leonardo Terzo

 

Nearly 80 percent of women writing a research essay in the country are still illiterate, she said, though that figure, she added, is dropping rapidly

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