Ricordare, rivedere, rivivere: dalle fotografie di famiglia ai “selfie”.

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 Emporio Porpora, Dinner End, 2012

Sappiamo che se una fotografia è su un giornale fa parte di un reportage di cronaca; se è in un museo, diventa arte; se la teniamo nel portafoglio è la famiglia. La fotografia privata: dei propri familiari, degli amici, il ricordo dei viaggi, o di altre esperienze personali, che c’è sempre stata e ora dilaga a causa dei social network, raggiunge un momento di acuta diffusione, e discussione, con l’autoscatto, detto “selfie”, che ha diversi aspetti, anche antichi, accumulatisi nel tempo e in parallelo ai mezzi tecnici a disposizione. Continua a leggere

Fotografia e pittura: Gursky e Rothko.

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Senza per questo approvare il prezzo pagato per la fotografia più costosa del mondo (finora), 4,3 milioni di dollari, trovo la fotografia di Andreas Gursky, Rhein III, 1999, molto bella, e cerco di capire perché. Credo che l’aspetto principale sia il passaggio dall’oggettività del fiume Reno, che è indubbiamente un fiume e nient’altro, all’uniformità astratta del paesaggio, costituito da alcune (quattro o sei) fasce orizzontali di tre colori base: cielo, terra, acqua. Continua a leggere

La fotografia della merce: la moda.

ModelLeonardo Terzo, Model, 2006

Finora abbiamo visto nello specifico per lo più gli usi della fotografia come documento, come strumento di conoscenza e identificazione, e come arte. Ma ci sono altri importanti usi per cui si coniuga ricerca estetica e scelta di porzioni di mondo da evidenziare. Sono gli usi volti all’esibizione commerciale di cose che esplicitamente si presentano come merci. Continua a leggere

Fotografia e linguistica: un matrimonio sprovveduto.

Ritmo visivoLeonardo Terzo, Ritmo visivo, Anni 70 circa.

I fotografi che diventano artisti non perdono l’opportunità (o il vizio) di spiegare in parole cosa è stata, è e sta diventando la loro pratica, che non si può più chiamare semplicemente fotografia. Poiché questa mutazione avviene  più rapidamente tra gli anni 60 e gli anni 80, risentono fortemente della fortuna che in quegli anni stavano avendo la linguistica, la semiotica e lo strutturalismo. Per usare tali discipline come strumenti interpretativi della fotografia e delle sue applicazioni, assimilano la fotografia stessa alla lingua o linguaggio.

Per curiosità ricordo che persino Pasolini, in una delle sue uscite più giocose e infelici, si avventurò ad interpretare il gioco del calcio coi concetti della linguistica: le azioni come frasi… ecc. Continua a leggere

Il “neo-pittorialismo”: la fotografia all’inseguimento dell’arte contemporanea

J. PrestonJ. Preston, Radicchio, 2013

Quando la fotografia comincia ad entrare nei musei, può farlo in due modi, che talvolta peraltro finiscono poi per confondersi, con conseguente aumento della confusione critica. Il primo modo è quello per cui la fotografia, rigorosamente pura, è considerata arte in sé, e la si apprezza come tale, retrocedendo in secondo piano le precedenti funzioni. Esattamente il contrario di ciò che dice Barthes, e molti altri, quando afferma che la referenza è la funzione naturale e primaria della fotografia, e solo in seconda battuta le si possono attribuire altri compiti. In questo primo tipo di artisticità la fotografia è e rimane se stessa, senza tradire la propria economia espressiva, che si fa strumento della nuova musa. Continua a leggere